21 agosto 2017

Castello Normanno-Svevo, Vibo Valentia, sabato 24 agosto, 2013

Michele Placido “amor ch’a nullo amato …amar perdona” al Magna Graecia Teatro Festival

Goldenart  Production
Michele  Placido 
In
“amor ch’a nullo amato …amar perdona”
Una  serata  dedicata  all’amore

Produzione originale per Magna Graecia Teatro Festival 2013

L’attore, che ha esordito  negli anni  Settanta  in  teatro  grazie  a  Luca  Ronconi, per essere poi consacrato nel cinema sotto la  guida dei  più  grandi  (Monicelli, Comencini Patroni Griffi, Bellocchio, Lizzani), interpreterà  le più belle poesie d’amore di tutti i tempi (da  Omero  a  Eschilo  a  Salomone,  da  Saffo e Catullo a Dante e San Francesco, fino a Leopardi, D’Annunzio e Montale).

La  suadente e calda voce di Michele Placido sarà accompagnata da tre musicisti, due ballerini e da una cantante, con i quali  l’artista percorrerà un viaggio nel tempo e nella letteratura.

Inizio spettacolo ore 21:15

www.magnagreciateatrofestival.it

Info
Ingresso Unico:  €  5,00
Prevendita: nei giorni di spettacolo presso Il Castello Normanno dalle ore 18,30 in poi – info Biglietteria 3661726414

Il Comune di Vibo Valentia per il Magna Graecia Teatro Festival utilizza il Sistema di Biglietteria liveticket.
Info su www.liveticket.it – biglietteria per teatro


Vibo Valentia – Castello Normanno-Svevo

Vibo Valentia - Castello Normanno-Svevo

Nel 1070, Ruggero il Normanno fece costruire una torre in posizione strategica per il controllo del territorio. In questo periodo cominciò a formarsi il borgo che in età sveva è conosciuto col nome “borgo nuovo” e che rappresenta il nucleo primitivo della città medievale.

Gli Svevi, succeduti ai Normanni con Federico II, diedero nuovo impulso ai lavori di fortificazione, aggiungendo altre strutture all’edificio che cominciò così ad assumere l’aspetto del Castello. Alla fine del  XIII secolo, sotto gli Angioini, fu rafforzato il sistema difensivo. A questo periodo è da ricondurre la costruzione di una cisterna e della chiesa intitolata a S. Michele, di cui restano visibili i ruderi dell’abside.

Ulteriori rifacimenti furono apportati all’edificio in età aragonese e sotto il dominio dei Pignatelli, nel XVI secolo; di questo casato resta lo stemma sul portone dell’ingresso centrale. Sottoposto a varie campagne di restauro, l’edificio, ora di proprietà dello Stato, ospita il Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi”.

 

 

 


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